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  Paesi di Gallura >  AGGIUS >  La Storia - 1a parte
   
   
   
 
AGGIUS – La STORIA

AGGIUS – La STORIA

di Tonio Biosa

 

            Il nome del paese nella forma di AGIOS si incontra per la prima volta nella tabella delle imposte fatta compilare dal re di Aragona nel 1358 per stabilire il censo che ciascuna “villa” era tenuta a pagare. La sua storia inizia praticamente dal quel periodo ed è pressoché uguale e comune a quella di tutte le altre “villae” di Gallura, fra le quali occupava, per importanza e grandezza, il secondo posto della curatoria di Gemini.

Spentosi il giudice Nino e smembrato il Giudicato di Gallura - uno dei quattro regni sardi, insieme a quello di Cagliari, di Arborea e di Sassari-Logudoro - Aggius fu conteso dai Doria, dagli Arborensi e da Pisa che alla fine ebbe ragione sugli altri. Sopraggiunsero quindi gli Aragonesi ma fu poi occupato da Eleonora giudicessa d’ Arborea, finché, tornato sotto il potere degli Aragonesi, non passò, alla pari del resto dell’isola, agli Spagnoli. I quali finirono poi per dominare la Sardegna per un lungo periodo: circa quattro secoli.

Questo dominio non fu certo un periodo felice: il paese subì carestie e pestilenze mentre il suo litorale era di frequente sottoposto a incursioni barbaresche. Oltre che, ancora, da parte di Genovesi e Pisani. A sua difesa - dal Cinquecento al Seicento - furono erette delle torri costiere a Punta Muflonaria (Isola Rossa), presso la foce del Vignola e a Longonsardo. Una quarta sarebbe dovuta sorgere sul promontorio di Montirussu.

Tuttavia questo lungo e oneroso dominio valse a influenzare in maniera indelebile tradizioni, usi e costumi, riti religiosi, canti e quindi il lessico anche della parlata gallurese.

Dopo il periodo spagnolo Aggius non poté non seguire il destino di tutta l’Isola, passando, nel 1720, sotto i Savoia.

Ma il passaggio, qui più che altrove, risultò tutt’altro che automatico e indolore. Aggius anzi - centro di smistamento del contrabbando con la Corsica - fu ritenuto dai rappresentanti della Casa Regnante il maggior ostacolo al pieno e completo dominio della Sardegna. E ciò per via della contesa delle Isole Intermedie, ovvero delle isole dell’arcipelago di La Maddalena, da sempre sfruttate da proprietari bonifacini e pertanto rivendicate dai francesi.

Di qui le ripetute minacce di distruggere il borgo e di disperdere i suoi abitanti.

Accanto alla storia ufficiale non possono pertanto non esser ricordati fatti e avvenimenti di valenza locale che allora ebbero grande risonanza. 

Nella prima metà del Seicento Aggius sarebbe divenuto un centro di falsari. La “zecca” si sarebbe trovata su uno dei suoi monti — che per questo si sarebbe chiamato Fraili, ovvero fucina, bottega del fabbro - ostico anche per la spedizione che il Governatore don Matteo Pilo Boyl organizzò per debellare il fenomeno.

Si legge in Storia di Gallura dal Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, compilato negli Anni Trenta del 1800: «Nel 1639 molti galluresi travagliano alla fabbricazione di monete false con non minore studio che facessero i logudoresi. Il  monte d’ Agius, che dicono Fraile, ha preso questo nome da quella clandestina operazione. Vi si ascende per una semita difficile e in cima trovasi un piccol piano con alcune caverne ed una sorgente. Seppure fossero sorpresi non era agevol impresa di prendere i rei. Ma questo luogo non servi che quando la persecuzione fatta per D. Matteo Pilo Boyl fu più viva. In altro tempo lavoravano nelle case con tutto il comodo».

L’epicentro delle turbolenze attribuite ad Aggius - probabilmente non senza ragione - doveva comunque collocarsi soprattutto nelle sue “cussorgie”: “i salti” del Coghinas, Zìlvara, Agultu, Vignola. I punti d’approdo dei suoi litorali  “le marine dell’aggese”: Isola Rossa, Tinnari, Lu poltu di la Lizza, Li Cossi, la Cruzitta, Cala Serraìna - favorirono di fatto gli scambi e i commerci abusivi con la vicina Corsica. Infatti il territorio di Aggius accolse di frequente banditi e contrabbandieri, contro le cui postazioni di terra e “gondole” impegnate nelle traversate dello Stretto di Bonifacio andarono quasi sempre a infrangersi le spedizioni delle forze governative. Così avvenne allorché le truppe regie attaccarono ripetutamente il Monte Cùccaru, impervio contrafforte naturale dominante il litorale occupato attualmente dagli insediamenti turistici della Costa Paradiso, covo allora del fior fiore dei fuorilegge dell’epoca provenienti anche da altre zone dell’isola. O quando quattro barconi venuti dalla Corsica a caricare bestiame nei suddetti approdi quasi si presero gioco della “regia gondola Speronara”. Il ripetersi di tali fatti, assieme alla resistenza degli aggesi ai gravami imposti dai feudatari, impensierì il vicerè sabaudo Balio della Trinità che il 21 agosto 1766 emanò un pregone nel quale si minacciava di “schiantare affatto in una colla villa tutta la cagione di tanti pregiudizi che ne derivano alla quiete e agli interessi de’ pubblici e de’ privati”. Per fortuna la terribile punizione non fu messa in atto, anche se gli aggesi modificarono non più di tanto i loro comportamenti.

                                                                                              (Continua – 2° Parte)