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  Paesi di Gallura >  AGGIUS >  La Storia - 3a parte
   
   
   
 
Il nome del paese nella forma di AGIOS si incontra per la prima volta nella tabella delle imposte fatta compilare dal re di Aragona nel 1358 per stabilire il censo che ciascuna “villa” era tenuta a pagare

AGGIUS – La STORIA

di Tonio Biosa

(3° parte)

 

Negli ultimi anni dell ‘Ottocento qualche aggese girò il mondo, imbarcato sulle navi mercantili. Uno di questi sarebbe stato il cosiddetto “Zi’Altàna”, che ritornò in paese parlando di luoghi lontani, sconosciuti e misteriosi come Bassora, Tobruk, Terra Santa ed altri. E non fu regolarmente creduto dai soliti soloni del paese. Per restituirgli credito postumo occorse che, qualche decennio dopo, altri aggesi - i fratelli Agnuleddhu, Pippino e Antoni Addis-Santo, Giovannino Antonetti, Francesco “BuvòniMuntoni, sottufficiali della Regia Marina - tornassero in paese, dopo lunga navigazione in mari lontani ma divenuti nel frattempo più noti, citando gli stessi luoghi.

L’avvento del Fascismo ad Aggius, come in tutti i piccoli centri del Sud dell’ Italia, fu “metabolizzato” senza eccessivi drammi e traumi. Indossarono la “camicia nera”, oltre ad alcuni giovani ardimentosi, i soliti - persone e famiglie - sempre sulla cresta dell’onda della politica e dell’amministrazione locali. Molti oppositori, più infastiditi ed esclusi dalle prime occasioni di lavoro industriale che vessati, preferirono emigrare nella vicina Corsica.

All’inizio degli Anni Venti, cui gruppo di squadristi tempiesi giunse ad Aggius a disturbare il comizio dell’onorevole socialista Mario Berlinguer di Sassari e dell’avvocato Moro di Laerru legati da profonde amicizie con famiglie del paese. Molti aggesi, spinti da Antonio Bianco Razzu, che non esitò a tirar fuori la doppietta, difesero gli amici e gli ospiti prima che i politici. Rovesciarono e incendiarono la carrozza dei facinorosi tempiesi, che, cacciati a malo modo, non tornarono più a turbare l’ordine e le regole di convivenza del paese. Quarant’anni dopo Mario Berlinguer, vecchio dopo una lunga carriera politica e padre di due figli, Enrico e Giovanni, divenuti protagonisti della politica nazionale, tornò ad Aggius, invitato dai giovani della locale sezione del Partito Socialista Italiano, e rievocò quell’episodio davanti a molti che l’avevano vissuto in prima persona.

Nel 1938, il 22 luglio. il principe ereditario Umberto di Savoia giunse ad ispezionare le truppe accampate a Razzagghju, nelle campagne fra Aggius e Tempio. Accolto l’invito del parroco, seppure in gran fretta, egli arrivo in paese dove fece visita alla chiesa e al nuovissimo campanile di Santa Vittoria.

Il Principe ripassò per il paese l’anno successivo, assieme alla consorte Maria Josè del Belgio, accolto questa volta dall’ entusiasmo della gente, manifestato anche nella forma tipica del ballo tondo in piazza, con i ballerini e le ballerine nel costume tradizionale.

Nel 1943 le famiglie aggesi ospitarono molti sfollati di La Maddalena allorché la seconda guerra mondiale infuriava e sia la cittadina sia l’intera piazzaforte della Marina Militare italiana subivano le incursioni aeree: in aprile, delle forze anglo-americane che affondarono l’incrociatore Trieste, e il 9 settembre, il giorno dopo l’Armistizio, dei tedeschi che bombardano l’incrociatore Roma, andato poi a fondo a largo di Isola Rossa. L’eco sinistra di quei bombardamenti giunse fino al paese e la gente di Aggius non fu estranea al dramma dei soldati e della popolazione civile dell’Arcipelago.

Durante la guerra alcuni battaglioni di fanteria dell’Esercito Italiano stanziarono in accampamenti nelle vicinanze del paese. Dei capannoni militari resistettero fino ai primi anni del dopoguerra intorno alla fonte di Cagaddha e nel podere di “Frati” Caceffa-Stangoni dove oggi sorge un insediamento di edilizia economico-popolare. Fu in quelle zone interessate allo stazionamento e al passaggio dei soldati che negli anni successivi si continuò a ritrovare bombe a mano o altri pericolosi residuati bellici. Uno di questi, il 30 novembre 1945, capitò nelle mani di tre ragazzini intenti al gioco e fu tragedia. L’ordigno infatti scoppiò. Celeste Tansu morì dissanguato. Tony Addis e Sandrino Cappai riportarono, specie il primo, ferite profonde dai segni indelebili.

Nel frattempo, cancellata dal referendum popolare la forma monarchica dello Stato italiano e istituita la Repubblica, anche ad Aggius si era avuto il ritorno al sistema elettivo degli organi amministrativi. Primo sindaco dell’ era repubblicana fu Giovanni Battista Sanna. L’ultimo dei podestà del ventennio fascista era stato Sebastiano Deiana.