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  Paesi di Gallura >  TRINITA' d'AGULTU >  Il Paese - 1a Parte
   
   
   
 
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TRINITA’  D’AGULTU – IL PAESE

di Gianni Sini

 

Trinità d’Agultu è un centro gallurese di circa 1.400 abitanti, situato di fronte al Golfo dell’Asinara, che dalla parte alta del paese lo sguardo può abbracciare per tutta la sua ampiezza. Il nome gli deriva dalla SS. Trinità, a cui è dedicata la chiesa, e dal sito “Agultu”, presso cui sorge.

Sappiamo che in tale sito nel medioevo esisteva un villaggio, “Agustus” o “Agustu” (da Augustus), che ha lasciato al luogo il nome che è giunto fino a noi. La “villa” di Agustu figura anche in una carta del 1421, assieme a quelle di “Monti Caredi” (Monticareddu) e “Vigniola” (Vignola).

Laddove il terreno si prestava alle colture cerealicole, la vegetazione arborea, che nel passato, a giudicare dai pochi olivastri sopravvissuti, doveva essere rigogliosa, è stata distrutta e molte colline appaiono spoglie, verdi nelle stagioni piovose, aride e gialle d’estate. Non lontano da queste, lo sguardo spazia su ampie distese di suolo coperto dalla macchia mediterranea, con tutte le essenze vegetali che le sono proprie, con piccoli boschi di lecci, olivi, querce da sughero. Il paesaggio testimonia l’intervento dell’uomo non solo attraverso le costruzioni, le strade, l’aspetto del suo manto vegetale, ma anche attraverso i muri a secco che dividono le proprietà, i quali costituiscono una componente essenziale del paesaggio stesso.

Per quanto riguarda il clima, data la sua posizione geografica, il territorio in cui sorge Trinità è interessato dalla circolazione ciclonica che avviene nel Mediterraneo settentrionale e, mentre i rilievi che si innalzano a sud- est e a sud frenano l’afflusso di aria calda tropicale, esso è esposto alle correnti fredde di origine continentale, ma l’influsso mitigatore del mare fa sentire la sua benefica presenza. Il vento predominante è il maestrale che, spesso salmastro e talvolta violento, è dannoso per le piante. Esso ostacola lo sviluppo degli alberi, costringendoli a piegare fortemente i tronchi e la chioma verso sud-est. Frequente anche il ponente, umido e amato dai contadini soprattutto d’estate quando, non molti anni fa, dovevano procedere alla mietitura del frumento con la falce a mano.

Meno frequente la tramontana, poco umida, fredda d’inverno, quando porta i giorni limpidi e luminosi di gennaio (le cosiddette “secche di gennaio”). L’andamento delle piogge presenta, nel corso dell’anno, la caratteristica del regime pluviometrico marittimo mediterraneo. Il massimo delle precipitazioni si ha nei mesi invernali, mentre nei mesi estivi la siccità è assoluta, o quasi. L’inizio dell’anno idrografico talvolta non si ha regolarmente nel mese di settembre, ma prima e alle prime piogge segue un periodo di siccità che può prolungarsi anche fin oltre novembre, con le conseguenze che è facile immaginare.

Irregolari sono le piogge primaverili, che possono cadere in quantità molto variabile da un anno all’altro. Ad esse quasi sempre segue il vento, che provoca un’intensa evaporazione, diminuendo, così, i benefici delle piogge stesse. Nel mese di gennaio si verifica una forte diminuzione della piovosità, in corrispondenza delle sunnominate “secche di gennaio”. Le precipitazioni nevose sono molto rare.

La media delle precipitazioni, a Trinità, è sui 700 mm annui, ma essa subisce una calo vertiginoso lungo la costa.

Trinità d’Agultu appartiene alla categoria delle sedi di ripiano. Sorge, infatti, sul margine interno di un ripiano, a 365 m sul livello del mare, da cui dista, in linea retta, meno di quattro chilometri.

Il primo nucleo del piccolo centro si sviluppò intorno alla chiesa della SS. Trinità, sulla cui origine si è parlato a lungo qualche anno fa, quando gli abitanti di Bonifacio manifestarono il desiderio di riavere indietro la statua che alcuni sardi avrebbero trafugato da una chiesa diroccata nella campagna bonifacina. Le pagine che seguono riferiscono su una tradizione giunta fino a noi e sul toponimo.

La parrocchia della SS. Trinità fu istituita (come parrocchia rurale o filiale) nel 1813 da Monsignor Stanislao Paradiso. Noi non conosciamo la consistenza numerica del suddetto nucleo relativamente a tale data, ma sicuramente il popolamento era limitato a qualche famiglia. Nella seconda metà dello stesso secolo, però, la popolazione andò lentamente aumentando tanto che nel 1881 contava 50 abitanti e agli inizi del nostro secolo, nel 1911, Trinità contava 388 abitanti (Codaruina, allora, ne contava solo 200). Detto incremento è dovuto all’afflusso di famiglie provenienti soprattutto da altri centri di più antica formazione e più popolati: Tempio, S.Teresa, Aggius, Luras, Sassari, Luogosanto, Laerru ecc. Si trattava per lo più di famiglie di artigiani, che qui mancavano, essendo gli abitanti locali allevatori o contadini.

                                                                                                                      (Continua)