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  Paesi di Gallura >  TRINITA' d'AGULTU >  Il Paese - 2a Parte
   
   
   
 
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TRINITA’  D’AGULTU – IL PAESE

di Gianni Sini

(2a parte)

 

Con l’aumento della popolazione, il centro abitato si estese prima intorno alla chiesa, poi verso sud-est, sulle pendici della collina, dove i proprietari erano disposti a vendere e dove le aree fabbricabili avevano un prezzo inferiore, mentre la zona più pianeggiante era utilizzata a vigneto, coltivata a cereali o, eventualmente, veniva ceduta a prezzi molto alti. Solamente negli ultimi decenni, quando l’agricoltura non era più la voce più importante dell’economia locale (assieme alla pastorizia), i proprietari hanno lottizzato questi terreni e il paese ha avuto la possibilità di estendersi anche in questa direzione.

Come negli altri centri della Gallura (vedi Viddalba), così anche a Trinità, pur se in maniera meno marcata, la tendenza degli abitanti a costruire lungo la strada principale ha condizionato lo sviluppo del centro abitato: prima la strada Aggius-Trinità (costruita nel 1925), poi quella per Badesi (1950) e quella per Isola Rossa (inizi anni sessanta) hanno costituito delle direttrici per l’espansione del paese nelle diverse fasi della sua storia. Anche l’eliminazione del vecchio cimitero, nella cui area è stata innalzata la nuova chiesa, ha incoraggiato l’espansione del nostro centro in questa zona che è, è vero, esposta al maestrale, ma in cambio offre la possibilità di ammirare stupendi panorami e indimenticabili tramonti.

Negli ultimi anni ha subìto una forte urbanizzazione la zona compresa tra la strada di Lu Rotu e l’area antistante il cimitero con la costruzione delle case popolari e della 167.

Il territorio di Trinità vanta la presenza di numerose chiese campestri: nelle immediate vicinanze del paese sorge la chiesa di S. Orsola e di Santa Barbara. A pochi chilometri sorgono quelle di S. Antonio di Li Colti e di S. Giuseppe di Cugurenza, sull’omonima “serra”. Un po’ più distante, San Michele, presso lo stazzo, ora disabitato, di Tarrapadedda.

Riguardo a queste chiese, abbiamo scarse notizie perché non esistono documenti che ne svelino la storia. La tradizione le fa risalire al XVII sec. e le destina, oltre che a luogo sacro, anche a rifugio di banditi braccati dalla legge. Sappiamo molto, invece, della chiesa di Santa Maria di Vignola, di antica costruzione, già esistente all’inizio del secolo XII. Nel “Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna”, del Tola, si legge che nel 1116 Orthocorre di Gunale donò all’opera del Duomo di Pisa quattro chiese esistenti in Gallura, fra le quali quella di Santa Maria di Vignola.

L’Artizzu scrive che nel 1117 il giudice Orzocco donò all’opera di Santa Maria di Pisa «le corti annesse alle chiese di Santa Maria di Lotzorai, di Torpè, di Santa Maria di Vignola» ecc.

Il Panedda, nel n. 1 de “La Frisaia” (marzo-aprile 1987), scrive quanto segue: «Vignola, piccolo centro... è ricordato tra le donazioni che i giudici di Gallura Saltàro, figlio di Costantino I di Torres, Padulesa Gunale, vedova di Torchitorio de Zori e il figlio Orthocorre fecero ai pisani tra il 1113 e il 1117, i cui arcivescovi avevano larghe e sicure aderenze in Gallura. Nel 1173, in seguito ad una lite tra Bernardo, vescovo di Civita e l’amministratore (operarius) dei beni di Pisa in Sardegna, Benedetto, la chiesa di Vignola fu ceduta da Barisone di Gallura e dalla moglie Elena Lacon, assieme ad altre terre e chiese all’Opera di Santa Maria di Pisa...

In data incerta la chiesa passò ai Benedettini, che nelle adiacenze fondarono un monastero filiale di quello principale di S. Pietro in Simbrano o delle Immagini, tra Bulzi e Perfugas. Per motivi che ignoriamo, la chiesa con il monastero furono abbandonati verso la metà del sec. XV.

Alle dipendenze del monastero vignolese erano anche due corti, “Colti ‘ignola” e “Colti Pizzinna” nelle quali lavoravano i monaci addetti alla coltivazione dei campi e alla pastorizia».

A proposito delle “corti”, voglio riportare la definizione contenuta nel “Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna”, citato, del Tola:

«Le corti che si leggono frequentemente donate dai regoli sardi, erano luoghi popolati, o almeno terre frequenti di casolari abitati dai servi e dalle ancelle attaccate alla gleba» (voi. I, pag. 118).

Ho voluto citare tutte queste testimonianze perché esse, al di là di ogni altra considerazione che potrebbero indurre a fare, hanno in comune un messaggio: che la chiesa di Santa Maria di Vignola ha una storia antica e non priva di interesse.

Di recente costruzione è la chiesetta di San Giovanni di Lu Colbu, consacrata da Monsignor A. Morera il 9 giugno 1932 quando la parrocchia di Trinità era guidata da Don Francesco Sini (Preti Cicceddu); recentissima la cappella di Paduledda, annessa al centro sociale, dedicata a Maria Bambina, consacrata da Monsignor P. Meloni, che ne ha celebrato la liturgia della benedizione il 22 dicembre 1990.